John Wick 4, recensione: soldi e successo hanno distrutto l’idea di John Wick

C’è una precisa scena del quarto John Wick in cui un personaggio – il cattivo Marchese interpretato da Bill Skarsgård – enuncia una grande verità: la potenza di John Wick sta nell’idea stessa di John Wick. Per riuscire a togliere di mezzo il sicario, bisogna prima depotenziare l’aura leggendaria che ne circonda la figura, demitizzarla, facendo terra bruciata attorno a “ogni cosa che tocca”.

Amara ironia della vita: è proprio che questo quarto capitolo si impegna tanto a fare. Non di proposito, ovviamente. Anzi: l’intento qui è chiaramente quello di fare le cose in grande, di rendere il film più ambizioso, monumentale, sfrontato e persino ricercato. La critica statunitense ne è assolutamente entusiasta, ma viene da chiedersi quale abbaglio abbia preso, perché nelle 2 ore e 49 minuti visti c’è davvero poco dello spirito del John Wick originale che non venga svuotato di senso e reso inutilmente roboante, sfiorando la cacofonia.

Probabilmente ai fan di John Wick questa sua nuova incarnazione non dispiacerà, anzi: sparatorie, combattimenti, frasi ad effetto e boutade tipiche del suo silenzioso protagonista sono tutte lì. L’impressione è però che ingigantendo tutto – ambizioni, durata, spettacolarità – si finisca per evidenziare impietosamente la piccolezza dell’idea iniziale da cui parte questo franchise.

John Wick era un mercenario in pensione, colpito dal lutto dell’amata moglie e riportato sulla via della vendetta dall’uccisione di una cagnolina, regalo d’addio della coniuge. Una premessa molto, molto esile, che senza opportuni interventi non può reggere la mole di un film come questo.

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Di cosa parla John Wick 4

John Wick è tornato ed è deciso a chiudere i conti in sospeso con la Tavola. Quest’ultima però si affida al Marchese de Gramont, dandogli poteri e risorse illimitate. L’ambizioso e crudele uomo ha infatti assicurato di poter uccidere John Wick, che nel frattempo è alla ricerca di un modo per ottenere la sua libertà dai vincoli che lo legano all’organizzazione.

Sarà Winston (Ian McShane), il manager del Continental di New York che ha tentato di ucciderlo alla fine del terzo capitolo, a trovare il modo: un antico Duello, un corpo a corpo tra due soli sfidanti. John Wick e il Marchese. Wick però ora ha alle calcagna un esercito di mercenari, ha sempre meno amici su cui contare e soprattutto non ha una famiglia criminale alle spalle, necessaria per chiedere il duello in qualità di sfidante.

Non solo: sulle sue tracce ci sono un misterioso cacciatore sempre accompagnato da un cane “per il supporto emotivo” che sembra sempre in grado di localizzarlo e gli uomini del Marchese. Questi ultimiì uccidono o rovinano ogni persona o luogo che costituisca un punto di riferimento per John Wick, come per esempio le sedi degli hotel Continental.

Da New York a Parigi, dal Medioerente a Berlino, John Wick dovrà scalare una montagna di cadaveri per battere il Marchese e riconquistare la sua libertà.

Cosa funziona e cosa no in John Wick 4

John Wick si apre con una bellissima sequenza che guarda al cinema western: tre figure a cavallo cavalcano di fronte a un sole rosso che sorge all’orizzonte. Sono scenari che riempiono gli occhi e il cuore del cinefili, ma poi ripensandoci ci si rende conto che sono solo esibizioni vuote del potere che questo franchise ha rastrellato.

La prima ora di John Wick 4 è ricolma di scene tirate per le lunghe o apertamente inutili, tanto che il protagonista stesso latita. La pellicola, pur avendo un andamento sostanzialmente lineare, spreca tantissimo minutaggio a enunciare tutti i presupposti necessari a dare il via all’azione. La sceneggiatura fa davvero male il suo lavoro, incapace di dosare la suspense, ingigantendo tutto e tutti ma senza dare prima il necessario spessore.

Il cattivo del film, il Marchese, è un uomo potentissimo, crudelissimo, descrivibile per superlativi assoluti. Non ha però una storia, una motivazione, un carattere vero e proprio. È anonimo nella sua potenza e nella sua cattiveria e quando si arriva al punto si ammoscia come un soufflé.

Questo quarto capitolo aggiunge qualche nuovo personaggio potenzialmente interessante come il cacciatore Nessuno o la concierge Akira, ma il modo in cui questi personaggi agiscono è contraddittorio, perché il loro carattere e la loro storia personale sono stati del tutto trascurati. I buchi e le omissioni poi sono evidenti: tre ore di durata e John Wick 4 non trova un minuto per spiegarci come, nei fatti, il Cacciatore rintracci sempre Wick.

Alla fine cos’è John Wick se non una stilizzazione molto cool e molto ironica del killer silenzioso e infallibile? I film di Wick funzionano quando, consapevoli della brutale semplicità dell’idea di base, si muovono agili per rinnovarla. John Wick 4 invece pensa di aver per le mani un personaggio in grado di sostenere una trama arzigogolata e un continuo dropdi frasi epiche.

Nessuno in questo film sembra in grado di rispondere a una domanda semplice in maniera diretta. Bisogna sempre enunciare un qualche tipo di verità filosofica, di motto, di antica regola della Tavola. All’ennesima sparata filosofica del Marchese non si può che alzare gli occhi al cielo.

Anche Keanu Reeves non riesce più a gestire la strabordante coolness del suo personaggio, limitandosi a recitare con grande intensità e sguardo rivolto in camera le sillabe smozzicate che pronuncia il suo personaggio.

John in questo film ha la stessa trasformazione che ha subito Michael Myers negli ultimo film del franchise horror di Halloween. Ne prende tante, tantissime, troppe, eppure continua a rialzarsi.

Quello che ci piaceva di John Wick era l’essenzialità formale con cui gestiva ogni aspetto di un action spiccio e votato ai combattimenti. In altre parole Wick non è mai stato un campione di realismo, ma sapeva gestire in maniera coerente la ritrosia del protagonista a morire.

Qui invece le grandi e impressionanti sequenze di inseguimenti (quella all’Arco di Trionfo) e di combattimenti (sulla scalinata del Sacro Couer) suscitano una certa ilarità per come scadono nel totalmente irrealistico.

Lo sappiamo: nel mondo di John Wick uno può sparare per una mezz’ora sulla folla e nessuna volante della polizia arriverà a sirene spiegate. Tuttavia anche in questo mondo un minimo di coerenza logica deve esistere per evitare che lo spettatore rida, sopraffatto da un senso di ridicolo. L’ossessione per il dinamismo delle scene d’azione porta John Wick 4 a mettere in scena combattimenti surreali, tipo quello in cui un uomo apre il fuoco su un altro nel bel mezzo di una sorta di rave party e la gente continua a ballare indisturbata, spostandosi appena il necessario per non interrompere la scazzottata tra i protagonisti in primo piano.

Il finale poi è una vera delusione. Vorrebbe essere d’effetto e bisogna riconoscergli che non torna subito sui suoi passi sfruttando la scena extra alla fine dei titoli di coda. Tuttavia è il franchise stesso a ricordarci nel film quanto poco valgano certe scelte. Dopo aver visto John Wick prenderne un sacco e una sporta, lanciarsi al terzo piano di un edificio, atterrare sul marciapiede sottostante e rialzarsi come se nulla fosse, a mancare è la coerenza di base e quindi la credibilità.

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